Il “Terminale” di Loki

Il primo episodio di Loki, la nuova serie TV del Marvel Cinematic Universe, ha debuttato questa settimana su Disney+ e devo dire che, al contrario delle aspettative, mi piace tantissimo!

Ma perché ne sto parlando qui su Archeologia Informatica?

In effetti, per via di “vecchi computer”, già ci sarebbe stato modo di parlare della penultima serie TV della Marvel, WandaVision dove un ufficio immaginario era pieno di Commodore 64 con relativi monitor 1701, ma ho fatto indigestione di post sui social che continuavano a riportare fotogrammi di quella scena (“Oh avete visto?”, “Non ce la faccio! Troppi ricordi!”, ecc. ecc.)

Il nuovo prodotto dei Marvel Studios ha uno stile decisamente steam-punk/retro-futuro e la maggior parte della tecnologia che si vede è “inventata” appositamente, ma quando Loki entra per la prima volta nell’atrio della TVA (non spiego cos’è per non aumentare il livello “spoiler”) ho riconosciuto SUBITO gli splendidi terminali.

La Lear Siegler, Inc. (LSI) ha prodotto il suo primo videoterminale nel 1972: il 7700A.

Nel 1973, LSI ha prodotto il suo primo terminale “economico” l’ADM-1 fissando un nuovo record di prezzo nel settore, solo 1.500$. Il costo inferiore era dovuto principalmente a un design unico e molto ottimizzato del circuito stampato. L’ADM-1 fu seguito dall’ADM-2 all’inizio del ’74. Aveva funzionalità estese e una tastiera separata. “ADM” era l’acronimo di “American Dream Machine”. Alla National Computer Conference del 1975 ad Anaheim, in California, fu annunciato il nuovo modello ADM-3 e le prime unità prodotte furono presentate al prezzo di 995$. Colpì subito anche per il suo innovativo design e l’elettronica interna, tutta su una singola scheda che includeva anche la tastiera e tutti i connettori.

A poche settimane dal lancio l’ADM-3 è diventato immediatamente il terminale più venduto. Le velocità di comunicazione seriali dei computer stavano aumentando rapidamente e un’ondata di sistemi di minicomputer arrivati sul mercato da dozzine di produttori diversi richiedevano tutti terminali economici e che potessero sfruttare le nuove velocità di trasmissione. L’ADM-3 (venduto anche verniciato in una varietà di colori personalizzati per gli OEM) stava diventando lo standard de facto. Il terminale ADM-3 originale mostrava solo lettere maiuscole. Nel 1976, è stata aggiunta un’opzione per consentire la visualizzazione sia delle minuscole che delle maiuscole. La versione standard del terminale mostrava solo dodici (anziché ventiquattro) righe di ottanta caratteri perché a quei tempi la RAM era costosa e dimezzare le dimensioni del display dimezzava il fabbisogno di RAM.

Nel 1976 fu introdotto l’ADM-3A che aggiunge il supporto per i codici di controllo per spostare il cursore sullo schermo e posizionare direttamente il cursore in qualsiasi punto del display, anche se non supportava ancora “clear to end of line” o “clear to end of screen” o altri codici più avanzati apparsi nei terminali successivi, come il VT52 e il VT100. La configurazione generale dell’ADM-3A era controllata da 20 DIP switch sotto la targhetta nella parte anteriore della macchina, accanto alla tastiera, inclusa la velocità da 75 a 19.200 baud. Le opzioni di configurazione avanzate consentivano la connessione asincrona, l’invio a una velocità e la ricezione ad un’altra. A differenza dei terminali successivi, come il VT100 , l’ADM-3A non utilizza un microprocessore ma ha una logica completamente in TTL, ma già utilizzava chip RAM, piuttosto che “shift register” utilizzati dai terminali precedenti, come il Datapoint 3300 .

L’uso dei tasti “H – J – K – L” per spostare il cursore nelle quattro direzioni ancora oggi in uso nell’editor VI e nei suoi discendenti ha origine dall’ ADM-3A (le frecce di movimento del cursore erano stampate su quei quattro tasti). Inoltre la scritta “Home” era stampata sul tasto ” ~ ” (tilde) e questo potrebbe aver portato anche alla scelta del ” ~ ” come rappresentazione della directory “home” nelle Shell Unix.

So che dopo questa apparizione, già era difficile trovare degli ADM-3A in vendita, ora sarà impossibile o sicuramente molto più dispendioso!

Aggiornamento 18/06/21 – Grazie a Fabri Macaluso che ci segnala che anche gli interni e l’arredamento della reception della TVA sono una citazione del General Motors Technical Center che si trova nello stato del Michigan (USA) progettato dall’architetto finlandese EERO SAARINEN nel 1950.

E con il secondo episodio abbiamo la conferma… eh si, è proprio IL TERMINALE DI LOKI!

Share

Carlo Santagostino

Una vita per l'informatica. Ho imparato a programmare all'età di 12 anni (1982) e non ho più smesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.